30 Settembre 2009

L’ergonomia conviene o dobbiamo farla perché obbligo?

Prima di parlare di Ergonomia dovremmo almeno sapere cos’è. Se apriamo un qualsiasi testo su questo argomento nella prima pagina troviamo la traduzione di questa parola: dal greco Ergon significa lavoro e Nomos significa legge, da cui “La legge del Lavoro” o meglio, forse più corretta come interpretazione, “Le regole del Lavoro”. 

Da ciò risulta (risulterebbe) che non ci può essere lavoro senza Ergonomia, poiché l’attività lavorativa per risultare conveniente, vantaggiosa, remunerativa deve avere regole che definiscano la sua organizzazione, le modalità operative, le attrezzature neccessarie, i tempi di lavoro e altro ancora. (e queste se ci sono devono essere rispettare). 

L’Ergonomia non è una scienza o, peggio come dice qualcuno una nuova scienza, ma una antica metodologia applicata di Valutazione (con la V maiuscola), progettazione preventiva e miglioramento del Lavoro che considera l’uomo al centro del sistema (sistema antropocentrico). Questa metodologia è nota fin dagli albori dei tempi, magari applicata senza sapere che era “ergonomia”. Pensiamo agli attrezzi dell’uomo preistorico: inventati come prolungamento della sua mano per semplificare le sue attività: la clava per combattere o per difendersi, una lancia per riuscire a cacciare più facilmente, un’ascia per lavorare più agevolmente il legno … 

Ma se torniamo ai giorni nostri, notiamo che nelle fabbriche i più grandi ergonomi sono (forse bisognerebbe dire erano), gli Analisti e i Metodisti che per ottimizzare il lavoro manuale di linea studiano, inventano, modificano attrezzature linee e posti di lavoro unitamente all’ingegneria di processo. Fino a qualche tempo fa i componenti dell’Ufficio Tempi e Metodi sapevano perfettamente che il loro lavoro non consisteva solamente nel cronometrare le fasi di lavoro, valutare e accelerare il passo degli operatori e livellare perfettamente tutte le operazioni. La loro attività si sviluppava a 360° comprendendo la realizzazione di tavoli, banchi e attrezzi adeguati per rendere confortevole (e comunque più efficiente, non dimentichiamolo) il lavoro dell’operatore di linea. E oggi ? 

Oggi troviamo che l’ergonomia rientra tra gli obblighi del datore di lavoro, chiari ed imprescindibili, concentrati negli articoli del D.Lgs 81/08. L’Ergonomia è citata all’articolo 15 nelle - Misure generali di tutela

1. Le misure generali di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro sono: .. (omissis.)

a), b). c), (omissis.)

d) il rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro, nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, in particolare al fine di ridurre gli effetti sulla salute del lavoro monotono e di quello ripetitivo; … 

Da sottolineare che questo paragrafo all’art. 3 del D.Lgs 626 del 1994 era posto alla lettera f). L’ergonomia è salita nella scala gerarchica della Giurisprudenza. 

Ma allora, l’Ergonomia dobbiamo applicarla perché conveniente o per un mero rispetto della Legge? Questo è l’annoso quesito, che però potrebbe avere una risposta esauriente se i controller dei nostri stabilimenti ci sapessero quantificare i costi della NON sicurezza e della NON ergonomia. Quanto costa all’azienda un infortunio generato dal sollevamento non corretto di una scatola in magazzino? Quanto costa una patologia conclamata agli arti superiori generate da un’attività svolta in maniera non consona o con attrezzature inadeguate? Quanto costa la gestione di un lavoratore con una patologia professionale, il suo assenteismo, la sua ricollocazione al lavoro?

Da stime, comunque approfondite, del Coordinamento SPP di Electrolux Italia un lavoratore con una Patologia Professionale Muscoloscheletrica riconosciuta dall’INAIL, può costare all’azienda, per gestione, assenteismo, possibile rivalsa dell’INAIL, dai 25.000 ai 35.000 Euro.

Forse conviene investirli prima che spenderli dopo ….

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4 Commenti a “L’ergonomia conviene o dobbiamo farla perché obbligo?”

  1. ugo fonzar scrive:

    Grande Marco! :)

  2. Dragan Bosnjak scrive:

    Salendo nella scaletta gerarchica della legge non vuol dire che è salita di importanza, perché in questi ultimi tempi sono sempre meno le aziende che hanno l’ufficio “tempi e metodi” (specialmente quelle piccole…) così che tutta la responsabilità di applicazione grava sul DDL che ha altre cose di cui preoccuparsi…
    Bel articolo!

  3. Marco Placci scrive:

    Grazie, innanzitutto. Sono d’accordo che l’ufficio tempi e metodi stia sparendo gradualmente, ma questo non esime il DDL dalle sue responsabilità, anzi. E comunque, chi è datore di lavoro volente o nolente SI DEVE preoccupare di queste cose …. Ma se se ne occupa a mio parere trova delle sorprese, come migliorere l’efficenza e la produttività dell’attività occetto di analisi ….

  4. Roberto scrive:

    Complimenti per il tuo blog e i tuoi articoli.
    Ci sentiamo.

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